"Festino del Giovedì grasso avanti cena"

Il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia e Darfo presenta una produzione per il Carnevale, il "Festino del Giovedì grasso avanti cena" divertente composizione di Adriano Banchieri (1567-1634) realizzata da docenti e allievi dell’Istituto. Solisti e Coro del Conservatorio di Darfo saranno affiancati dal consort di viole da gamba della classe di Claudia Pasetto, Marina Baudoux al clavicembalo, Laura Crosera all’organo, Giacomo Leali alle percussioni, sotto la guida di Giovanni Duci, che ha curato anche la regia dello spettacolo.

L’evento sarà proposto in tre occasioni, sempre alle ore 21 ad ingresso libero: a Darfo nella chiesetta dell’ex convento annessa al Conservatorio martedì 6 febbraio, a Brescia nel Salone Da Cemmo del Conservatorio mercoledì 7 e a Breno nella chiesa di Sant'Antonio mercoledì 14 .

Gioia, vitalità, goliardia traspaiono dal Festino di Adriano Banchieri, scritto con lo spirito scherzoso e a tratti irriverente dei canti carnascialeschi. Ciò che più stupisce è l’abilità del compositore di rappresentare personaggi e situazioni, non solo con il forbito linguaggio madrigalistico, ma anche con lo stile semplice e immediato, prevalentemente omoritmico, del genere frottolistico cinquecentesco.

Non va dimenticato che Banchieri scrive proprio nel periodo che darà le origini alla forma rappresentativa per eccellenza, il melodramma, e la sensibilità che si sta formando è proprio quella che spinge i musicisti a tradurre in musica il significato del testo cantato.

Ciò è particolarmente evidente nei madrigali, dove l’espressività dei due linguaggi, poetico e musicale, raggiunge punte di raffinatezza notevoli: fra tutti, bastino gli esempi dell’ansimante Madrigale a un dolce Usignolo (...sospiro la mia Clori...), o l’irruenza de Gl’Amanti cantano un Madrigale (... perfida e dispietata ... E s’ardo, ardo di sdegno e non d’amore), o ancora la suggestiva e languida monodia accompagnata de Li Amanti cantano una Canzonetta.

Tuttavia la volontà drammatica del Festino non è presente solo negli aulici madrigali, ma anche in numerose canzonette appartenenti al genere frottolistico: la ricerca rappresentativa è talmente spiccata (si veda per esempio la Justiniana di vecchietti Chiozzotti, La zia Bernardina racconta una novella, l’Intermedio di venditori gli Fusi, il Gioco del Conte o la Vinata di brindesi...), da spingerci a rappresentare scenicamente, almeno in parte, le divertenti canzonette, che difficilmente potevano essere solo cantate.
Altro ambito nel quale Banchieri eccelle, è il descrittivismo musicale, dove le onomatopee fanno la parte del leone: celebre è l’esempio del Contrapunto bestiale alla mente, con i versi di alcuni animali, ma non passeranno inosservate la Mascherata di Villanelle e la Mascherata d’Amanti, dove le voci “fanno il verso” agli strumenti musicali.

Il Festino del Giovedì grasso contiene inoltre una serie di danze omoritmiche popolareggianti, che ci hanno ispirati a inserire composizioni strumentali coeve, oppure di poco antecedenti o posteriori al Festino stesso: il loro ruolo è talvolta quello di dare l’intonazione al coro, ma prevalentemente esse immergono l’ascoltatore nello stile e nel linguaggio musicale del tardo rinascimento, sottolineando la sensibilità armonica che proprio in quei decenni si stava via via formando.

Soprattutto la presenza del Consort di viole da gamba, preparato sapientemente dalla prof.ssa Claudia Pasetto, ci dà l’opportunità di ascoltare e prendere confidenza con timbri musicali inconsueti per il nostro tempo, ma certo tipici e familiari per il pubblico vissuto a cavallo del XVI e XVII secolo.

Insomma, il programma proposto costituisce una sorta di viaggio musicale nel tempo, che accompagna l’ascoltatore moderno in un’ambientazione ricca di colori, ritmi, melodie e intenzioni, che restituiscono l’immagine di un’umanità vitale e spigliata, forse più di quanto ci si aspetterebbe dal periodo rinascimentale!

Chiesa di Sant'Antonio Abate
Breno
14 febbraio
ore 21.00
Ingresso libero
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mercoledì 14 febbraio 2018