Alberto Goglio

Fino al 17 dicembre "Sfioriamo", mostra personale di Alberto Goglio, una raccolta di alcuni lavori inediti e un'antologica degli ultimi tre anni di lavoro dell'artista bresciano. Orari: sabato e domenica dalle 16 alle 20.

Sfioriamo di Alberto Goglio è una raccolta di alcuni lavori inediti, arricchiti da un’opera pensata e realizzata appositamente per l’Asilo di Meano. Il titolo è dato da un piccolo lavoro, che fa da perno a tutto il resto. Sfiorami è un’esposizione doppia, con un doppio significato: l’avvicinarsi sfiorarsi dei corpi, e lo sfiorire della carne. Due indagini che ritroviamo in altrettante sezioni.
Stare vicini, allontanarsi, l’essere soli o in gruppo, sia da un punto di vista fisico che mentale, sono concetti che Goglio sviluppa nella prima parte con lavori realizzati in plexiglass e con la carta velina. Entrambi i supporti creano una sorta di patina, di visione sfocata. Volti e figure sono appannate, descritte con un’espressività profonda ma bloccata, soffusa e dissolvente. Il plexiglass crea uno strato, una distanza che offusca e allontana. Uomini nudi, impersonali sono rappresentati con un gesto rapido, ma la gestualità della pittura è negata dallo strato di materia plastica che amplifica l’isolamento.
La figura umana in alcuni lavori non è rappresentata, ma è fortemente evocata, come in Mi chiamo Alberto, ciao Alberto o Famiglia. Le sedie sono l’oggetto di queste opere, ma non ne sono il soggetto e rimandano infatti alla presenza-assenza dell’uomo. Il vuoto domina lo spazio e solo i titoli si riferiscono a storie di persone.
Il corpo rappresentato non è solo quello umano, ma anche quello animale. Nell’opera Stalla 22 vediamo dei bovini disposti lungo una linea ovale, allo stesso modo in cui erano posizionati i caratteri di una vecchia macchina da scrivere. Come nella macchina da scrivere però, le lettere e i segni erano posti molto vicini, ma non si toccavano mai.
Asilo è l’opera pensata proprio per questo spazio. In questo caso il supporto scelto è la carta da lucido, leggera e delicata, ma dallo stesso effetto offuscato. Un cerchio di bambini che convergono o forse no, addirittura il contrario, si allontanano. Figure anche in questo caso abbozzate, indefinite, che appaiono come fantasmi rievocati dal luogo stesso. I bambini sono in gruppo, ma ognuno è rappresentato singolarmente, a rafforzare l’idea di sfiorarsi senza toccarsi mai. Anche la carta da lucido come il plexiglass amplifica questo aspetto nebbioso e dissolvente, e congela quella gestualità rapida con cui sono stati dipinti.
La seconda sezione è in apparente contrasto con la precedente, ma in questa sala Goglio indaga lo sfiorire del corpo. La gestualità e l’espressività delle pennellate è qui esplosiva, rapida e rabbiosa. Il ghiaccio della sala precedente che congelava tutto, si è sciolto all’improvviso in un forno a temperature altissime, e le figure assumono una carnale consistenza nel colore e nel movimento. Sono corpi però in trasformazione, a tratti talmente disgregati da apparire difficilmente riconoscibili come tali, una fisicità gestita come fosse pittura informale. La ruggine, il nero e il rosso rafforzano quest’idea. In questa sezione anche il supporto utilizzato, la carta da spolvero, contribuisce a scaldare queste immagini violente.
Un’indagine quella di Goglio che ci porta al confronto con noi stessi e al nostro profondo rapporto con gli altri. Unione e condivisione o solitudine e disgregazione?

Asilo dei Creativi di Meano
Corzano
27 novembre-16 dicembre
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giovedì 07 dicembre 2017