"L'eccezionalità del quotidiano"

In esposizione "L’eccezionalità del quotidiano", opere di Stefano Santi, da giovedì a domenica, dalle 16 alle 19.30, fino al 9 giugno.

Saranno esposti dipinti e schizzi, realizzati dal 2016 ad oggi, che ritraggono il mondo più amato dall’artista: quello delle nature morte e delle architetture rurali. Quest’ultime rappresentano uno studio attento delle trasformazioni che hanno modificato il panorama della campagna lombarda. I soggetti che più affascinano Santi sono i ruderi di un mondo contadino che sta scomparendo, come le cascine abbandonate, le centraline elettriche dismesse, i muri di case diroccate. In un momento storico dove la tutela dei beni artistici e architettonici è sempre più correlata con quella ambientale, l’indagine di Santi, svolta con poetica attenzione, permette all’osservatore di riflettere sui temi della salvaguardia del territorio. L’artista, raffigurando ambienti solitamente trascurati (ricordiamo le opere Latrina, Roccolo, Barchessa prefabbricata, ecc.), propone un’attenta osservazione dei luoghi del vivere quotidiano, con occhi radicalmente nuovi. Scrive a tal proposito la curatrice Elisabetta Pozzetti: "Stefano Santi mette in campo un’azione salvifica, una redenzione insperata strappando dall’usura dello sguardo e dall’automatismo della consuetudine una nuova luce agli oggetti che costellano l’intimità domestica, alle architetture che punteggiano la planarità, spesso noiosa, della pianura, agli arredi anonimi di una stanza di ospedale, divenuta per lui oblò di una rinnovata ispirazione. Armato di un segno sicuro, volutamente censorio perché volto all’essenzialità, esalta la bellezza di una ritrovata archeologia rurale in dialogo con un’edilizia ritagliata in forme squadrate e solide, radicate in un immaginario piano urbanistico, sottratto di inutili orpelli e accessori manierati. La forza del gesto espresso in pennellate sicure e strutturate, costruisce un impianto segnico potente e plastico, associato all’incanto per una luminosità che promana da sotto la pellicola pittorica, scaldando le tinte, dagli ocra vividi alle terre bruciate fino ai blu oltremare. Nella dialettica tra antico e nuovo, tra rurale e urbano, tra spazio e forma, tra cielo e terra, si genera la vera identità del suo lavoro: l’affermazione incondizionata del valore della memoria e dell’eccezionalità che si cela in ciò che è percepito come ovvio. La strategia rivoluzionaria che attua dinanzi all’inesorabile oblio risiede allora nella sua arma più fine ed efficace: la pittura. Intrisa di un profondo e malinconico lirismo".

SpazioAref
Brescia, Piazza della Loggia, 11/f
12 maggio-8 giugno
030.3752369 - 333.3499545
Ingresso libero
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