Matteo Gironi

Mostra personale di Matteo Gironi "Emersione", aperta fino al 13 aprile.

 La flessibilità dei suoi "feltri" sublima una materia che diventa ondulazione estroflessa di ipotetiche superfici in cui realizzare una sorta di interrogazione ultimativa al processo tecnico e al linguaggio pittorico. Nascono così opere in cui l’autore cerca di recuperare la sostanza primaria e contorta dell’antica pittura, fatta talora di inedite superfici che si accartocciano, di impasti cromatici composti di una vellutata ed elegante cera. Perché l’avventura creativa esige sostanze innovative e il superamento delle antiche regole, degli steccati disciplinari. Si dipana così un’esperienza del limite (al limite della terza dimensione), di un’arte che vive sui segni dell’arte, così come un racconto scritto ha bisogno delle parole. Una pittura che è atto comunicativo fatto di poesia e pittura, prima di diventare silenzio e puro spazio.Come negli orizzonti del Minimalismo coi suoi elementi di ripetizione, di materialità, di semplificazione, l’esperienza fenomenologica esige il suo prezzo, perché il riguardante deve davvero sperimentare pienamente l’essenza del colore e della materia in un territorio senza fine, dove si entra e ci si immerge per sperimentare la perdita del centro.Il feltro tagliato e assemblato ad arte e la cera candida, oppure annerita di pigmenti oscuri, sono innanzitutto quel che sono: supporti ideali per fare emergere tensioni luminose e materiche, ricettacolo di segni ossessivamente ripetuti su increspate superfici monocrome su cui si distende l’ombra di una scrittura inventata, ai più incomprensibile, eppure elegiaca. Il mondo di Matteo Gironi è tutto racchiuso in queste opere estremamente semplici, prive di retorica, eppure emozionanti nella loro estrema, quasi eterea concentrazione. L’artista conosce il mondo dell'arte e le sue riflessioni, ma le guarda da lontano, con il distacco di chi sa che l'arte è una scelta pervasa dall’inquietudine di un instabile equilibrio, in cui tutta la trepidazione e l’aspirazione all’infinito possiedono un’impronta di sacralità. È questo che realizzano i suoi fascinosi contrappunti, le sue fughe visive, le pieghe che si muovono come antichi panneggi e sulle cui curve si distendono, fino alla rarefazione del segno, i moduli minuti di intrecci materici minuscoli come le trame di orditi di piccole reti, di notazioni di una sorta di musica bachiana carica di un mistero intriso di incommensurabile perfezione formale, e che rimanda a quell’infinito che è segno della perfezione di colui che regge gli ingranaggi del cielo. Il suo è, dunque, un lavoro nel contempo minimalista e barocco, un inno all’aspirazione, alla trascendenza e alla lucida chiarezza dell’operazione compositiva. Un misterioso moto di luce avanza sulle onde dei feltri agitati di Matteo Gironi. Tra arte e verità, tra il minuscolo essere dell’uomo e l’immenso affiorare dell’infinito, tra la materia e la spiritualità: è la ricerca della bellezza e della verità che spinge l’impulso artistico di Matteo, una ricerca che non è destinata a fermarsi, come avviene nell’oscillazione di un pendolo, inarrestabilmente in movimento. Perché la bellezza è, di per sé, verità perfetta e quindi partecipe del divino; ma va perseguita, da mano e intelligenze terrene, attraverso la materia e il gesto.

Galleria E3 Arte Contemporanea
Brescia, via Trieste, 30
Fino al 12-04-2019
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